Estate primi anni 40 del novecento.
Le strade, dentro le vie e i vicoli del centro urbano, rappresentano il luogo ideale per giocare, non solo
per i più piccoli. Il tempo del gioco in questi spazi, che diventano cortile diffuso, rappresentano il luogo
preferito per divertirsi, socializzare, sentirsi parte della comunità.
Nonostante il fondo stradale sterrato, l'assenza di barriere fisiche, come la presenza di auto, dona ai momenti
del gioco, sensazioni di spazio e di libertà e il cortile diffuso che al suo perimetro è contornato da finestre, balconi e
porte delle case, sempre costantemente aperte o chiuse alla vista da tende di vario genere, consente un costante e spontaneo
controllo sulle sorti del gioco in strada.
In sella a due tricicli con telaio in metallo molto in voga in questo periodo di tempo, i fratelli Mario (1931) e Pietro Romagnoli (1934) si dedicano al tempo del gioco muovondosi dentro i vicoli e le vie del centro urbano. Sono figli di Amorina Paciarelli e Gabriele Romagnoli meglio noto al Porto come Gabriele el Campanaro.