Ricerca.

(10/11/1980)
Tratta da: "Canto la mia generazione
Edizioni Cappelletti ottobre 1981

A che credere
mentre l'amico compagno
mi punta la canna
e parla d'amore
seduto sopra il sudore
di chi al suo posto,
combatte anche per lui
per un mondo migliore

E che dire
di Cristo che se ne va a dormire
senza mai dire:
«E' ancora presto. Io resto!».
Sempre intento a pregare
senza mai lasciarsi andare.
Cristo: che genio incompreso
anche per me.

E Marx
sempre meno pronto a lottare
tralasciando il «politico»
per il «personale».
Oggi si è chiuso in un eremo
aspettando che il capitalismo
inciampi su se stesso
per riapparire domani
con la speranza di non passare
ancora una volta come un povero fesso.

E che dire di me
che ho sognato questo mondo
come una grande «Parco Robinson».
Oggi che cavalco la mia esistenza
fra un passato di tradizioni
e le esigenze dei figli del benessere,
mi sento legato al compagno comunista
e alla sua esigenza di giustizia,
ma non disdico chi, catalogato diverso
ricerca a suo modo se stesso.

Non ho soluzioni rigide,
non ho schemi precostituiti,
ma oggi mi sento sempre meno disposto
ad accettare chi vuol decidere della mia sorte,
per sentirsi sempre più forte,
mi sento assai intransigente;
e oppresso fra gli oppressi
affronto con loro il presente.



IO MI CHIAMO ENRICO - Le poesie di Enrico traversa