on il lavoro di Andrea Michelini, che il Csp ha il piacere di pre-sentare al pubblico, siamo giunti al quarto volume di questa serie tutta dedicata a Porto Recanati e resa possibile dalla generosa disponibilità e dalla preveggenza di Rita Torregiani, Franco e Simone Giuggioloni, persone che non finirò mai di ringraziare, in qualità di Presidente del Centro Studi Portorecanatesi in primo luogo e poi anche come loro amico.
Andrea lo abbiamo conosciuto fino ad ora come autore di teatro: ricordo Zumpì e In paradiso c'è posto per tutti, offerte al pubblico, non solo nastrano, l'una il 28 luglio 1995 e l'altra I' 8 marzo di due anni dopo.

Ora invece, eccolo qui in veste di novelliere e alle prese con uno strumento che nel racconto breve è stato adoperato pochissimo: intendo dire il dialetto del Porto, che ha trionfato fino ad ora in poesia o nello sketch da rivista di varietà. Sostenere una prova "prolungata", nel senso della quantità delle pagine da riempire, e non episodica: questa è stata la sfida che gli ho lanciato ormai un paio di anni fa, che Andrea ha raccolto e, così a me pare, vinto in maniera brillante.

Cè da evidenziare, visto che si tratta di dialetto, la scelta di mettere in campo quello che si parla oggi nel nostro territorio, non la lingua dei vocabolari o dei libri, che per loro natura congelano lo strumento linguistico al tempo della sua produzione e della sua trasfor¬mazione in opera letteraria. Michelini ha avuto il coraggio di affidarsi al dialetto del suo tempo, con tutte le modifiche subite, che lo allontanano da quello, per così dire, classico.
A mio parere ha fatto bene.
Che vale, infatti, trovare nel passato angoli rassicuranti e di là non muoversi più?

Porto Recanati, aprile 1998