Le borse europee volano: POVERI NOI!.

Data Corsivo 20 gennaio 2014 | Corsivo n° 18 | Ultimo corsivo pubblicato |


Costantemente distratti dalla giostra mediatica sulle riforme elettorale e istituzionale – da cui, a sentire i resoconti giornalistici, dipenderebbe il nostro futuro e quello dell’intera Europa – molti di noi si sono lasciati sfuggire la notizia riportata dal Sole 24 ore di domenica 12 gennaio. Nell’ultimo mese di dicembre 2013, riferisce il giornale della Confindustria, le borse europee sono cresciute di 700 miliardi di euro. Se ne è avvantaggiato anche il mercato dei bond, come dimostra il calo dello spread BUND-BTp. E questo dato viene alla fine di un anno, il 2013, che ha visto un netto miglioramento delle quotazioni borsistiche.
Tutto bene, quindi? O forse no? O forse si tratta di una pessima notizia, che dimostra soltanto che il meccanismo che ha prodotto la crisi che stiamo drammaticamente pagando – poi aggravata dalle politiche di austerità imposte dall’ortodossia neoliberista – è ancora perfettamente funzionante e sta preparando la prossima botta?
Infatti, mentre non c’è un euro per rilanciare la domanda e i consumi della parte più povera della popolazione, né per sostenere gli investimenti e le attività delle imprese, e meno che mai per realizzare interventi di messa in sicurezza del territorio, di miglioramento della scuola, della cultura della ricerca, della sanità, ecc. , i mercati finanziari scoppiano di soldi che non sanno più come investire per garantirsi un’adeguata remunerazione (leggi profitto).

L’enorme liquidità di cui dispongono gli investitori finanziari – prodotta dagli interventi delle banche centrali, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone – è alla disperata ricerca di impieghi remunerativi che non ci sono più. Ciò spinge a investimenti sempre più rischiosi. Così, ci informa Morya Longo del Sole 24 ore,“ vanno a ruba anche i Cdo, quelle obbligazioni salciccia che fino a pochi anni fa tutti chiamavano titoli tossici”. Nell’ultimo anno i loro prezzi sono addirittura raddoppiati!
Insomma, ci sono troppi soldi – tra il 2012 e il 2013, 2700 miliardi nuovi di zecca; dal 2006 ad oggi 27.000 miliardi – e non si sa più come investirli.
Il vecchio Marx sorriderebbe amaramente, mentre un ingenuo potrebbe chiedersi: “e perché una parte, anche minima, di quella montagna di soldi non viene utilizzata per alleviare la condizione di milioni di persone che soffrono le conseguenze dell’austerità, per risolvere i problemi ambientali e sociali che rischiano di travolgerci e di provocare drammatici conflitti, rilanciando nello stesso tempo l’economia?

A una domanda del genere si potrebbe dare una risposta sola: “è il mercato, bellezza!” Il capitale, infatti, è libero come l’aria, e va dove vuole alla ricerca di un profitto facile e abbondante (?). Inoltre, così facendo i signori della finanza prevengono la deprecabile possibilità che i lavoratori, riconquistato un minimo di potere contrattuale, tornino a vagheggiare pericolose idee quali i diritti e l’uguaglianza sociale!
Questo stato di cose dipende anche dal fatto che da quando è scoppiata la crisi non è stato fatto nulla per riportare sotto controllo i mercati finanziari globali, che infatti sono tornati a spadroneggiare, preparando così la prossima disastrosa bolla, destinata a scoppiare sulle nostre vite.
Nel frattempo, noi ci balocchiamo con le riforme istituzionali e con i tagli ai costi della politica.
Augh!!!


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