Don Ennio Borgogna: il piccolo grande prete.

AL TEMPO DELL'ORATORIO SALESIANO

DON ENNIO BORGOGNA
Nella notte tra il 16 e il 17 di marzo 2013 Don Ennio Borgogna ci ha lasciato. Una morte improvvisa avvenuta nel sonno. Aveva 83 anni. Ennio (così amava essere chiamato) ha iniziato a Porto Recanati (era il 1961) la sua lunga esperienza di "salesiano" durata più di 50 anni. Nella mente e nel cuore dei "ragazzi del Porto" ha lasciato una traccia indelebile.
I ricordi scorrono veloci come saette. La sua energia lo rendeva mai domo. L'oratorio sempre aperto. I ragazzi accolti come figli, come fratelli. Le infinite iniziative da lui sostenute sempre con grande entusiasmo: il teatro, le riviste di carnevale, le serate trascorse ad ascoltare insieme la musica in una piccola saletta interna attrezzata di giradischi. La gioia nel vedere all'oratorio tanti ragazzi praticare lo sport, suonare la musica (qui sono nati i complessi "The Rangers" e "The Dangerous"), sfidarsi in inteminabili partite di "ping-pong", apprendere l'arte della fotografia.
Le domeniche pomeriggio al cinema quando i "Cowboy" sfidavano gli "indiani", ed i pomeriggi davanti alla televisione, tutti insieme, per gustare la tv dei ragazzi con "Penna di Falco capo Cheyenne" oppure Rin Tin Tin. Eppoi il cortile con al centro il "passavolante" meravigliosa giostra che permetteva di fare impossibili acrobazie e sul quale, a volte, anche Don Ennio saliva proponendoti una piccola sfida.
I giorni felici dell'Adriatica Campione d'Italia e quelli dei tornei estivi di calcio in notturna giocati su un terreno duro e sterrato e per questo denominato "stadio dei sassi", con le tribune sempre gremite di pubblico. Ma anche i tornei pomeridiani della "gazzosa" o della "'nguria", sempre molto partecipati e giocati indossando magliette scolorite e sdrucite. Oppure le combattute sfide "de pallò" tra Sammarì e Castennou.
La messa della domenica delle 9.30 che all'uscita regalava a tutti "la pagnottina" con la "murtatella", e le miti serate di maggio, quando l'oratorio si apriva per il "Mese Mariano" e le preghiere si alternavano ai desideri ed ai pensieri che occupavano allora le menti e le aspirazioni di adolescenti. Don Ennio c'era sempre! Con la sua veste nera che lo copriva fino alle scarpe e le maniche sempre rimboccate. Con il suo sorriso la sua ironia sempre pronti a sottolineare, sostenere, dare coraggio, sdrammatizzare. Le preghiere del pomeriggio, sempre proposte e mai imposte. L'oratorio vissuto come seconda casa, come luogo accogliente capace di essere più avanti del tempo presente; che non finiva dentro le quattro mura ma sapeva aprirsi al paese. Conosceva molto bene i "ragazzi" Don Ennio, sapeva leggerli dentro, capirne le fragilità, sostenerne le qualità. Era piccolo di statura, ma tenace tanto tenace da non temere neppure per la "povertà" delle casse oratoriane.
Sapeva "occupare" l'animo dei giovani.
“La mia missione è educare alla gioia e alla serenità e per farlo bisogna innanzitutto dare il buon esempio” Questo i "ragazzi del Porto" che hanno conosciuto Don Ennio Borgogna lo hanno subito capito ed a questo hanno cercato di ispirare la propria conduzione di vita. Anche quando Don Ennio è stato chiamato altrove per continuare il suo "servizio di sacerdote salesiano": Gualdo Tadino, eppoi Macerata (per 34 anni) quindi di nuovo il ritorno a Porto Recanati (2009) ormai in la con gli anni, ma carico di vitalità, di energia, di passione per i giovani sempre pronto a diffondere lo spirito e il messaggio di Don Bosco.
La sua "sensibilità" ha nutrito l'amore per i più deboli, per i più poveri e lo ha portato ad impegnarsi nei paesi dell'Africa, negli immensi territori del Kenia e della Tanzania, dove la passione e la fede sono diventati servizio, testimonianza, apostolato.
Chi ha avuto la fortuna di imbattersi in lui ha finito per essere contagiato della sua energia, dalla sua vitalità, dalla sua fede.
Ci mancherai molto piccolo, grande Prete. Addio piccolo, grande Uomo.

a cura di: www.portorecanatesi.it