Castel Imperia

di Miguel Senigagliesi

Racconto terzo classificato con menzione speciale alla settima edizione del Premio Letterario «Marcello Colombo»

Week-end di fine ottobre.
Venerdì piovoso e scolorito dalla finestra.
Alberto Crescenzi si alza dalla sedia girevole e si stiracchia tutto, ricapitola in testa la situazione per l’ennesima volta davanti a quel grigio paesaggio che si intravede dalla sua cameretta.
Stanotte si deciderà la lotta per la supremazia su Castle Imperia, il famoso gioco di ruolo online a tema medioevale, e lui è pronto. Ha disdetto l’uscita col suo gruppo di amici, ha rimandato lo studio di 24 ore, si è barricato nella sua camera con tutto il necessario per sopravvivere alla veglia notturna, trafugato di soppiatto dal frigorifero in cucina. Patatine, coca cola, succhi di frutta, noccioline e l’avanzo di una crostata all’albicocca. Gli unici spostamenti che si concederà saranno quelli da e verso il bagno. E i suoi genitori li ha depistati con la scusa di doversi preparare pesantemente al compito di matematica di lunedì, crocevia fondamentale per il buon esito della sua carriera scolastica. È stato facile convincerli, dato che ormai crederebbero a qualsiasi cosa pur di vedere il proprio figlio promosso.
Alberto ha provato i classici morsi della coscienza mentre spiegava loro quella panzana, ma è riuscito ad attenuarli col pensiero che da lì a poco lui e la sua alleanza avrebbero finalmente vinto il regno.
È un impresa che non gli è mai riuscita nei tre anni che gioca a Castle Imperia, ma questa può essere la volta buona. La sua alleanza, i DeathSeekers, controlla il 49% dei territori di tutto il regno, mentre i loro rivali, i Kaisers, controllano il 51%. Una situazione di quasi parità che si spezzerà inevitabilmente a breve, dato che sabato allo scoccare della mezzanotte il regno finirà e a seconda del terreno controllato da ogni alleanza verrà proclamata la vincitrice dell’era.
Le ore che sta vivendo Alberto sono decisive, per questo è stata convocata una video-conferenza su skype tra i vari membri dell’alleanza per decidere l’ultima strategia.
Alberto osserva ansioso dalla finestra la schermata del suo computer, è il primo e l’unico ad essersi aggiunto finora al gruppo.
«Dai, sbrigatevi…»

Al secondo piano del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università politecnica delle marche, nell’ufficio del professore ordinario Strazzi, l’esimio titolare della cattedra di campi elettromagnetici e i ricercatori Bantelli e Debelli sono nel bel mezzo di un’infervorata discussione. «Così non va!» esclama ad un certo punto sconfortato il professor Strazzi, un omino piccolo e spelacchiato, vestito di tutto punto con un completo di tweed, sbattendo sul tavolo una relazione sullo studio del grafene al microscopio atomico.
I due ricercatori smettono subito di parlare e abbassano il capo. «Quei maledetti dei DeathSeekers faranno un macello stanotte e non possiamo permetterci di lasciare nei castelli risorse che loro potrebbero benissimo depredare. Non mi interessa se devi uscire con la tua sposina, Bantelli, gli dici che stasera sei impegnato. E quanto a te, Debelli, ti ho detto e ripetuto più volte che il sacrificio del tuo esercito è necessario per sfondare le difese a sud, cosa non capisci?»
Di nuovo silenzio.
«Io stanotte mi farò la veglia per assicurare il benessere della mia alleanza e se vedo che voi non fate lo stesso ci saranno ripercussioni anche al di fuori di Castle Imperia, chiaro?!»
I due ricercatori rabbrividiscono e accennano col capo.
«Bene, ora andate, e non voglio sentire lagne. Pensate che io domani dovrò essere qua di mattina per controllare la relazione della dottoranda Fitti!»
«Sì, certo» borbottano i due all’unisono squagliandosela in tutta fretta dall’ufficio di Strazzi. Ebbene sì, il leader dei temutissimi Kaisers, giocatore leggendario di Castle Imperia sotto le spoglie di Invincibile57, è l’esimio professore Strazzi. Lui, Bantelli e Debelli hanno scoperto quel gioco di ruolo durante i periodi morti di un’estenuante ricerca sui polimeri un paio d’anni fa, e si sono talmente appassionati da coordinare dei meeting segreti nel suo ufficio per parlare esclusivamente di strategie militari e accordi con altre alleanze.
Strazzi, dall’alto del suo metro e sessantadue, osserva dalla vetrata dietro la sua scrivania le luci disordinate d’Ancona nel buio crescente delle sei di sera. Sente la vittoria in mano, ancora una volta. Sarebbe la terza in tre anni e non se la vuole perdere per nulla al mondo. Ha investito una discreta somma di euro per garantirsi i privilegi dell’utenza premium e l’ha regalata pure a quei due squattrinati di Bantelli e Debelli.
«In guerra e in amore tutto è lecito» sogghigna compiaciuto.

Non appena gli occhi di Alberto si distolgono dallo schermo gli sembra che si sfochino. Devono essere i postumi della veglia della notte precedente, quando è andato a letto alle due del mattino e si è svegliato cinque ore dopo sotto lo squillare impertinente della sveglia. La mattina, per i corridoi dell’alberghiero, sembrava uno zombie appena risvegliatosi dai sotterranei della vecchia scuola. Comunque non può permettersi questo calo d’attenzione, non adesso. Si prepara un bel bicchiere di coca cola e se lo scola tutto in un attimo.
«Che fai?» gli chiede una voce femminile proveniente dalle cuffie che tiene incollate alle orecchie. «Ho bisogno di un po’ di caffeina per stanotte, Laura» risponde Alberto accostando il microfonino alla bocca.
«Ah, ma non hai scuola domani?»
«No.»
La sala chat dei DeathSeekers si è appena svuotata e sono rimasti in quattro, coloro che faranno il turno di notte: Sara (principessa87), una studentessa universitaria col figlio neonato sul grembo che ogni tanto piange facendo un gran baccano; Demetrio (silverday), un sessantenne zitello e sulla sedie a rotelle ma piuttosto arzillo; Luigi (Drake00), un trentenne sempre elegante ma tremendamente misterioso sul suo lavoro bancario; e lui, Alberto (Ambassador9), il più piccolo di tutti.
Per allentare la tensione dell’ultima notte ogni tanto si raccontano qualche storiella, le più spiritose sono quelle di Luigi sulle sue disavventure sui siti d’incontri e gli aneddoti di Sara sul dipartimento di elettronica dove studia da dottoranda. Ma alle 23:33 l’aria allegra creatasi viene tranciata dalla notizia che i Kaisers stanno concentrando le loro truppe verso sud, minacciando così i territori di Sara e di Samuele, alias Vagabonx.
«Sono appena entrata nel suo account e lo stanno attaccando in sei, stanno seguendo uno schema ben preciso, state allerta» esclama Sara a voce alta, facendo svegliare suo figlio e costringendo tutti a togliersi le cuffie.

«La migliore difesa è l’attacco» esclama l’esimio professor Strazzi, spaparanzato sulla sua poltrona rossa di pelle, osservando la manovra offensiva appena messa in atto. La luce azzurrina dello schermo illumina la sua faccia soddisfatta e uno scorcio del suo studio, gli scaffali pieni di libri e gli attestati di premi alle pareti che fanno da tappezzeria.
«Amore, non vieni a letto?»
La voce di sua moglie dal buio della porta fa drizzare in piedi il professor Strazzi, che cercando di darsi un contegno inizia a dire in tono strascicato: «No, amore, ho da fare con questa ricerca, molto importante, farò la notte… tu vai a dormire.»
«D’accordo, buonanotte.»
«Buonanotte!»
Dov’era rimasto?
«Debelli, Bantelli, ci siete?» domanda in tono autoritario infilandosi le cuffie da centralinista. Nei due riquadri di skype entrambi i suoi ricercatori dicono di sì.
«Fate partire la seconda ondata d’attacchi, non devono organizzarsi!»

«Ho capito, vogliono tenerci impegnati al sud! In modo da togliere forza alla nostra offensiva ad est!» esclama Sara.
Alberto e gli altri attendono con terrore che il bebè si rimetta a lagnare ma fortunatamente non succede.
«Cosa facciamo?» chiede Luigi accendendosi una sigaretta.
«Dovete calcolare quanti cavalieri e soldati servono esattamente per infrangere le fortificazioni ad est, in modo da mandarne lo stretto necessario per riuscire a passare. Abbiamo fatto bene a nascondere truppe, forse ce la facciamo…»
«Li calcoli tu?» chiede Alberto. Sara oltre a essere la leader dell’alleanza è anche una cervellona capace di fare moltiplicazioni di tre cifre in pochi secondi. Ha una calcolatrice in testa, glielo ripete sempre.
«No, Albe. Metto a nanna il mio orsacchiotto e poi lo seguo. Domani devo far vedere una relazione importante ad un professore.»
«Ah… non lo sapevo, ma dicevi che avresti fatto la veglia…»
«La farà il mio maritino, eccolo che arriva. Buonanotte ragazzi!»
Alberto la saluta sorpreso. Non è un buon segno se il leader se ne va, anche se ha i suoi motivi. Federico, il marito di Sara, saluta tutti e inizia a dare ordini. Adesso sono tutti tranquilli, rilassati, quasi insonnoliti, come se questa notte non fosse importante. È Federico, col suo tono pacato a spezzare la tensione. Si vede che è inesperto nel gioco, si vede che non ha ancora capito su cosa si basa: sulla precisione, sulla costanza, sul sacrificio.
Vorrebbe dirglielo lui, ma è il più piccolo, e si sa che i più piccoli vengono sempre considerati poco.
«Ragazzi, c’è una guerra da vincere, ricordatevelo» esordisce ad un certo punto. Tutti dicono di sì, ma lo dicono poco convinti. Ognuno di loro sta in silenzio, sogna il letto, lo intuisce dalle facce. E le parole gli si spengono in bocca.
Sono le due di notte.
Anche Alberto si sente provato. La colonna vertebrale gli sembra istante dopo istante accartocciarsi sempre di più sulla sedia da cui non si stacca da tre ore e fa fatica a tenere gli occhi aperti. Eppure alle tre e mezza dovrà partecipare all’offensiva finale, come stabilito.
Deve rimanere sveglio.
Si scola due bicchieri di coca cola, si sgranocchia una manciata di arachidi, strabuzza gli occhi e si rimette comodo sulla sedia.
«Ragazzi, siamo tutti stanchi. Che ne dite se ci riposiamo un po’? E tra un’ora tutti qua a far partire gli attacchi.»
Dalla proposta di Federico si levano subito borbottii d’assenso.
Alberto vorrebbe insultarlo, ma rimane zitto.
La conferenza termina in un attimo, adesso c’è solo Alberto e una schermata vuota.

«Continuate! Continuate ad attaccare! Io sto per tentare l’attacco ad Ambassador9!»

Lo stanno attaccando alle tre di notte. Magari pensano che se ne sia andato a letto. Pensano che sia un principiante. Uno di quelli che giocano per sfizio, tanto per ammazzare il tempo, il classico adolescente brufoloso che non vuole studiare.
E invece no.
Lui è un giocatore professionista di Castle Imperia. Un Generale di quarto livello. Una colonna dei DeathSeekers che darebbe qualsiasi cosa per far vincere la sua alleanza, anche dare fondo alla sua paghetta per comprarsi l’utenza premium. I suoi alleati possono anche crollare per la stanchezza, la leader può andarsene dalla sua posizione, ma lui rimarrà.
«Invincibile57, ti è andata male…»
Con mano esperta in un attimo sposta tutte le risorse della sua capitale sulle provincie esterne e prepara la controffensiva, un esercito di centomila cavalieri che andrà a saccheggiare i floridi campi del leader dei Kaisers…
Alberto sbadiglia. I suoi occhi si sono ridotti a fessure, ma l’adrenalina in circolo gli ha impedito finora di prendere sonno.
Deve aspettare un’altra mezzora prima di lanciare l’attacco finale ad est insieme a tutti i suoi alleati. Forse può concedersi un po’ di riposo. Si ricava uno spazio sulla scrivania tra le briciole di patatine e arachidi e ci appoggia la testa.
Gi sembra di avere un pallone al posto del cranio che gira nel buio delle braccia, la schiena è a pezzi, deve resistere giusto un altro po’…
All’improvviso il sonno viene in agguato, un sonno pesantissimo e Alberto può solo capitolare, ma c’è qualcosa di strano. Gli sembra che la sua mente stia per essere risucchiata da un vortice, ne ha la certezza assoluta, allora prova a muoversi, si alzerà e andrà sul letto.
Non può.
I muscoli non rispondono più agli impulsi del suo cervelletto e in un attimo il cuore gli esplode dalla cassa toracica. Battiti incessanti, tachicardia. E il respiro mozzato, i polmoni fuori-uso.
“Sto morendo?”
Una domanda senza risposta.
Il suo corpo è diventata una prigione di muscoli e ossa per la sua mente, un vortice di pesantezza la trascina verso il nulla, e con essa i suoi ultimi disperati pensieri.
“Sto morendo sto morendo sto morendo…”
Prova a urlare, a chiedere aiuto, ma la bocca si schiude muta. Maledettamente muta. “Mamma…”
E non c’è più spazio per Castle Imperia, per la sua alleanza, per la scuola, per i debiti, c’è solo la presenza ingombrante d’un muro nero che trancia la sua vita a diciotto anni, senza alcun valido motivo.
“Perché? Perchéperchéperché…”
E poi il nulla.
Alle 10 del mattino, al secondo piano del dipartimento di ingegneria dell’informazione, uno sbadigliante professor Strazzi si concede il suo terzo caffè mattutino alla macchinetta antistante il laboratorio di ottica. Ha dormito a malapena un paio d’ore, lasciando le ultime manovre offensive a Debelli, che gli fornirà a breve un report via e-mail.
Fortuna che è sabato e l’università è semi deserta e il suo unico impegno è quello di incontrare una dottoranda tra pochi minuti.
Si trascina pesantemente verso il suo ufficio col caffè in mano e passa accanto alla sala dottorandi. C’è solo il profilo di una ragazza ad armeggiare con un portatile, tra una schiera di ingombranti e antiquati computer dell’università. La riconosce, è Sara Fitti, la dottoranda a cui deve controllare la relazione sulle ferriti. Diligente, responsabile, quasi brillante, la punta di diamante di tutta la classe di dottorandi di ingegneria dell’informazione.
Il professor Strazzi le si avvicina ma lei non sembra neanche accorgersene. È sul punto di ricordarle che l’appuntamento è a breve quando i suoi occhi spenti notano la schermata del computer. Non una schermata qualsiasi ma quella di Castle Imperia. E poco più in basso, sul riquadro dove compare il nickname dell’utente legge “Principessa87”.
CRAC.
Cos’è quella sensazione di umido?
Il professor Strazzi abbassa la testa e si accorge che la mano ha stritolato involontariamente il bicchierino del caffè.
«Professore!» esclama Sara Fitti chiudendo all’istante il portatile «mi scusi, la sto facendo aspettare?»
«Principessa87…» sibila lui.
«Prego?»
«Sei la leader dei DeathSeekers...»
«Lei chi è?»
«Invincibile57…»
«Il leader dei Kaisers… oddio, è lei?» esclama la dottoranda stupita.
«Sì… vinceremo la guerra anche quest’anno, cara la mia principessa.»
«V-vedremo!» dice la dottoranda alzandosi in piedi con aria di sfida.
Il professor Strazzi sorride compiaciuto. Sospettava che dietro a principessa87 ci fosse una grande mente e non si sbagliava affatto. Adesso è determinato come non mai a vincere la guerra.
«Sì, vedremo… venga nel mio ufficio che parliamo della sua relazione»
Anna ripone il mattarello sulla tavola di legno e si passa una mano sulla fronte. Gli occhi vanno come due calamite all’orologio. Le dieci e venti. Alberto ancora non si è svegliato.
“Cosa starà facendo?”
Anna si sciacqua le mani bianche di farina sotto il getto d’acqua del lavandino, sovrappensiero. È da ieri che una voce in testa le suggerisce che c’è qualcosa che non va, da quando suo figlio si è rinchiuso in camera per studiare.
“E se fosse tutta una scusa?” si è chiesta quando Alberto le ha spiegato che “è necessario che mi metta d’impegno, ma’, lo dici sempre anche tu, altrimenti mi bocciano.”
Però si è voluta fidare. Anche se a cena, quando la voce stizzita di Alberto le ha comunicato dalla porta che non avrebbe lasciato la stanza “tanto ho mangiato un casino a pranzo e ho preso qualcosa dal frigo”, voleva rimangiarsela la fiducia.
Però non l’ha fatto. È che ultimamente Alberto ha uno strano ascendente su di lei. Sarà perché sta cambiando, perché gli è spuntata una barba irsuta, il volto gli si è allungato e la voce incupita.
Tanto che a volte, a trovarselo all’improvviso davanti, lungo il corridoio o sulla porta spalancata del bagno, gli sembra di trovarsi di fronte un estraneo.
Un estraneo burbero e dinoccolato che girovaga in casa imprecando sottovoce o ridendo di chissà cosa.
“Sta crescendo, lasciamogli i suoi spazi”, dice suo marito ogni volta che Anna prova a introdurre l’argomento.
È già cresciuto, lo corregge lei. E ha sostituito il bambino pacioccone seduto su una mensola della sala. A volte gli manca quel bambino…
“Di cosa hai paura? Nostro figlio non è stupido, non frequenta posti pericolosi e la sua compagnia d’amici la conosciamo.”
Suo marito ha pienamente ragione su questo. Droga, bullismo e altre cose non sfiorano sicuramente la vita di Alberto. Il problema, se c’è, riguarda quello che fa dentro casa, precisamente davanti al computer.
Un paio di volte di notte, alzandosi per andare al bagno, ha intravisto una luce flebile provenire dalla serratura della sua camera, e questo l’ha fatta sospettare che vegetasse davanti al PC fino a quell’ora.
Quando gliel’ha chiesto, Alberto ha negato. Ma il modo secco con cui ha tagliato corto l’ha fatta sospettare ancora di più.
E poi, oltre a quello che fa di notte, è un bel mistero anche quello che combina di giorno in camera per ore e ore.
E poi… poi c’è una punta di ansia infilzata sul cuore fin da quando si è alzata stamattina che le ha fatto fare un pessimo impasto per le tagliatelle. Un cattivo presagio…
Una volta su internet ha fatto una ricerca sui rischi che si corrono a stare troppe ore al computer e tra gli articoli che parlavano di paralisi ipnagogica e disturbi dell’attenzione ha trovato la notizia di un giapponese morto di fronte allo schermo dopo una maratona di 40 ore su internet.
Le foto della sua stanza mostravano un ambiente piccolo e sudicio, cosparso di rifiuti, invivibile. Da quel momento, ogni volta che vede la porta chiusa della camera di suo figlio, le prende un magone che gli fa ripensare a quel giapponese. Di solito riesce a dirsi che sono tutte cavolate… oggi no.
Oggi, dopo aver trascorso mezz’ora a lavarsi le mani, senza nemmeno asciugarsele, si precipita lungo il corridoio, verso la porta chiusa della stanza di Alberto.
Lo chiama a voce rauca poi, deglutendo dolorosamente, si decide ad aprire. Un’aria viziata aleggia tetra nella stanza.
La spia dello schermo lampeggia.
Il cappuccio di una felpa e la nuca riccia di suo figlio spuntano dalla sedia girevole, immobili. Anna vorrebbe urlare, ma non ne ha la forza.
Vorrebbe accorrere verso Alberto, ma riesce solo a trascinarsi in avanti, le braccia a rattrappirsi come due rami nodosi.
China la testa verso quella di suo figlio, riversa sugli avambracci.
Respira.
Dorme.
Alberto dorme profondamente, il volto disteso, la bocca socchiusa. E Anna intravede tra la barba e la pelle butterata le fattezze del bambino che sogna di accudire a volte la notte.
Accarezza i suoi capelli lunghi. Avvicina il naso alla sua fronte, inspira il suo prezioso respiro. «Piccolino…»